DIAMOND HEAD – HEAVY METAL A 24 CARATI

Written by on November 14, 2018

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DIAMON HEAD + RUN CHICKEN RUN + VENUS MOUNTAINS

10-11-2018 Slaughter Club Paderno Dugnano (MB)

Live Report by Giacomo Cerutti

Galleria fotografica a cura di Raffaele Godi

Si ringrazia: Slaughter Club – Good Music – Raffaele Godi

 

In mezzo al variegato panorama del metal talvolta fanno ritorno le vecchie glorie del passato, con grande piacere dei fans di vecchia data una delle band esponenti della mai dimenticata NWOBHM calcherà il palco dello Slaughter Club, stiamo parlando dei mitici DIAMOND HEAD pronti a farci riassaporare le tanto amate sonorità classiche. Ovviamente non sono da soli, ad accompagnarli abbiamo due special guest pescati dal nostro vasto corollario tricolore, si tratta dei VENUS MOUNTAINS e dei RUN CHICKEN RUN pronti a darci un ulteriore assaggio di rock genuino.

VENUS MOUNTAINS

Quando il locale apre è già presente un discreto numero di persone, pronti ad accogliere i “venusiani di Corte Franca” VENUS MOUNTAINS, arrivando con la loro navicella danno alla serata un inizio fiammante applicando petardi agli strumenti rendendo il palco scintillante, e, con un festoso saluto partono in quarta con “In The Jail” rompendo la lunga attesa con del sano hard rock. I pittoreschi ragazzi truccati con face-painting fluorescente, sfoderano subito una grande energia in un susseguirsi di vorticosi riff e assoli sprigionati da parte di Frax e Mick, il tonante basso di “Sexx Doxx” dà ulteriore spessore, mentre lo scalmanato Morris addetto alle pelli conferisce ad ogni pezzo una marcia in più. Frax oltre ad essere un buon chitarrista sfoggia una potente vocalità graffiante, dimostra grande forza di coinvolgimento alla quale i presenti rispondono con entusiasmo, apprezzando il breve repertorio tratto dal primo lavoro “Into The Jail Without The Cage” uscito nel 2013 e dall’appena sfornato “Black Snake”. Con “Night Of Fire” terminano una performance intensa e dinamica che ha dato alla serata il giusto calcio d’inizio, raccogliendo riscontri molto positivi possono fieramente congedarsi ripartendo sulla loro navicella, posso aggiungere che quando li vidi suonare con gli Skid Row al Druso mi fecero una buona impressione, stasera mi hanno convinto ancora di più e sicuramente in futuro avranno molto da offrire.

SetList:

  1. In The Jail
  2. Rock City
  3. Black Snake
  4. Venus Mountains
  5. Crazy Girl
  6. RNR Burning
  7. Down To The Rainbow
  8. Night Of Fire

VENUS MOUNTAINS LineUp:

  • Stefano “Frax” Pezzotti – Vocals/Guitar
  • Michele “Mick” Londrini – Guitar
  • Marco “Sexx Doxx” Dossi – Bass
  • Morris Archetti – Drums

RUN CHICKEN RUN

Il solco tracciato dai Venus Mountains viene ripercorso dai RUN CHICKEN RUN, forti della pubblicazione della seconda fatica “Don’t Forget The Wine” fresco d’uscita, entrano in scena salutano rapidamente e irrompendo sulle note di “We’re Gonna Rock You”, propongono un repertorio di puro hard rock prendendo possesso del pubblico aumentato. Dalla nascita nel 2014 a oggi hanno condiviso il palco con i Profilax, Gli Atroci, Phil Campbell e gli Oliver/Dawson Saxon, un buon rodaggio che determina una presenza scenica molto grintosa che si rispecchia nel sound, nella sezione ritmica messa a punto da Michele e Leonardo si sente l’influenza classica di AC/DC, Airborne e Guns’n’Roses ma senza far mancare un tocco personale, il palpitante basso di Paolo conferisce profondità, lo scalmanato Simone entrato in formazione quest’anno si rivela un buon acquisto accanendosi su piatti e pelli con potenza e determinazione. Complessivamente i pezzi hanno un bel tiro coinvolgente talvolta con brusche accelerate, alle quali si sposa benissimo la voce abrasiva di Michele, frontman di grande carisma che mantiene viva la scena senza mai mettere in ombra i suoi compagni. Ogni pezzo viene ripagato con sonori applausi fino all’omonima “Run Chicken Run”, durante la quale il batterista indossa una maschera da gallo e i chitarristi suonano tra la gente per aumentare ulteriormente l’impatto scenico. Senza dubbio i ragazzi di Ancona, hanno saputo riscaldare il pubblico a dovere con uno show diretto e sanguigno, spianando la strada ai tanto attesi headliner e ricevendo molti consensi.

SetList:

  1. We’re Gonna Rock You
  2. Rust From Space
  3. Black Shadow
  4. Dreaming Revolution
  5. Final Rollercoaster
  6. Blackout Out
  7. Run Chicken Run

RUN CHICKEN RUN LineUp:

  • Michele Montesi – Vocal-Guitar
  • Paolo Scarabotti – Bass
  • Leonardo Piccioni – Guitar
  • Simone Medori – Drum

DIAMON HEAD

Dopo le energiche esibizioni dei nostri italiani che hanno pienamente dimostrato di che pasta sono fatti, siamo giunti al culmine della serata dove sta per entrare in scena la punta di diamante, ma nel nostro caso attendiamo l’intera “testa di diamante”, finalmente i fans ben carburati possono acclamare i mitici DIAMON HEAD, i quali accolti con un’ovazione si stagliano sul palco attaccando con “Borrowed Time” scatenando il delirio. Il quintetto britannico capitanato dall’inossidabile Brian Tatler dal 1976, nonostante il passato burrascoso dimostra di essere una macchina da concerto ancora ben oliata, proponendo un repertorio concentrato sulle prime produzioni, in particolare la pietra miliare “Lightning To The Nations” obbligatoriamente eseguita per intero per la gioia dei metallari di vecchio stampo, ma danno spazio anche all’ultimo omonimo “Diamond Head” risalente al 2016 eseguendo “Bones”, “Set My Soul On Fire” e “Diamonds”, ben apprezzati ma mai quanto ogni perla estratta dal cilindro del passato come “Helpless”, “Shoot Out The Lights” e via a profusione. Il passare degli anni non sembra affatto aver scalfitto il diamante, la sua punta è sempre tagliente come ampiamente dimostrato da Brian Tatler che trafigge l’aria a colpi di riff ed assoli di puro heavy metal, seguito a ruota dal fedele e impetuoso compagno Abbz, mentre dall’alto della pedana il mastodontico Carl Wilcox fa tremare il locale come un martello pneumatico. Passando alla “parte giovane” della band Dean al basso conferisce al sound grande solidità, infine Rasmus Bom Andersen conquista l’intero audience con una prominente ed estesa prestazione vocale, inoltre è evidente che in generale c’è molto affiatamento e questo rende la performance molto dirompente. I fans si sgolano cantando e acclamando a squarciagola i loro beniamini, ma la vera apoteosi giunge con l’intramontabile “Am I Evil?” brano storico inciso nella pietra che manda tutti in visibilio scatenando l’inevitabile pogo, terminano così un set incendiario e facendoci riprendere fiato in mezzo a quell’atmosfera incandescente. Ma non è ancora finita! Tatler e soci dopo pochi minuti di pausa, incitati dal coro di rito “we want more!”, tornano alla ribalta con la doppietta “Sucking My Love” e “Streets Of Gold”, dandoci il colpo di grazia e placando la nostra sete di metallo, sommersi da infinite urla e applausi i Diamond Head ringraziano i devoti fans per il forte supporto, ritirandosi trionfalmente per fatto brillare ancora il diamante dell’heavy metal con uno show a 24 carati. Inoltre Karl coglie l’occasione per annunciare che l’anno prossimo uscirà il nuovo album, ciliegina sulla torta che riempie tutti di gioia, rimaniamo sintonizzati e aspettiamo con impazienza.

Questa sera l’hard’n’heavy ha raggiunto un altro traguardo grazie alle ottime esibizione dei Venus Mountains e dei Run Chicken Run, e, ovviamente grazie agli intramontabili Diamond Head che ancora oggi dettano legge, la legge della NWOBHM che hanno inciso con la punta di diamante nei nostri cuori. Un sincero ringraziamento alla Good Music per aver organizzato questo favoloso evento, con l’aiuto del formidabile staff dello Slaughter Club. Alla prossima!!!

SetList:

  1. Borrowed Time
  2. Sweet And Innocent
  3. Bones
  4. Helpless
  5. In the Heat of The Night
  6. Set My Soul On Fire
  7. Call Me
  8. Lightning To The Nations
  9. Diamonds
  10. Shoot Out The Lights
  11. It’s Electric
  12. The Prince
  13. Am I Evil?
  14. Sucking My Love
  15. Streets Of Gold

DIAMON HEAD LineUp:

  • Rasmus Bom Andersen – Vocals
  • Brian Tatler – Guitars
  • Abbz – Guitars
  • Dean Ashton – Bass
  • Karl Wilcox – Drums

foto: Raffaele Godi


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