CORELEONI – IL RITORNO ALLE ORIGINI

Written by on November 27, 2018

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CoreLeoni + Underskin + Redeem
live @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (Mi)
– venerdi 23 novembre 2018 –

Live Report by Giacomo Cerutti

Gallerie fotografiche a cura di Raffaele Godi

Si ringrazia: Truck Me Hard – Eagle Booking – Slaughter Club

In questo periodo freddo e piovoso un raggio di sole proveniente dalla Svizzera, illumina lo Slaughter Club portandoci i magnifici CORELEONI, progetto nato dalla mente dell’inossidabile Leo leoni per rendere omaggio ai primi tre dischi dei suoi intramontabili Gotthard, rispolverando grandi classici del passato cui è tanto affezionato e soprattutto per la gioia dei fans. Quando il locale apre è presente una ridotta schiera di fedelissimi che occupano la prima fila, ma prima dei loro idoli si esibiranno altre due band svizzere ovvero gli UNDERSKIN e i REDEEM.

UNDERSKIN

L’arduo compito di aprire la serata spetta agli UNDERSKIN, nati a Zurigo nel 2012 con all’attivo il debut album “Collective Confusion” uscito nel 2015 e il nuovo EP “Cat Got Your Tongue”, sicuramente entrare in scena di fronte ad un locale vuoto non è la migliore delle prospettive, ma senza darsi per vinti rompono il silenzio partendo con “Cactus”. Il genere proposto è un alternative rock a tinte sia melodiche sia aggressive, dettate dalla sezione ritmica ad opera di Roman alla chitarra affiancato da Juval al basso, il sound è sostenuto da Buddah dietro alle pelli, mentre l’avvenente frontwoman Andrina sfoggia una vocalità pulita ma al tempo stesso graffiante che ricorda Sandra Nasic dei Guano Apes. La presenza scenica non è il loro forte, le redini dello show le tiene Andrina mantenendo una minima interazione sia con i compagni che col pubblico, ciò nonostante i brani proposti sono apprezzati e raccolgono buoni consensi sino alla conclusiva “Spit On You”. Dal punto di vista musicale sono interessanti ma mancano di mordente, devono farsi le ossa per dare alla performance la giusta carica e forza di coinvolgimento.

SetList:

  1. Cactus
  2. Monster On A Throne
  3. Can Got Your Tongue
  4. When I’m Lost
  5. Use Me
  6. Starving Animal
  7. You’re The Voice
  8. Don’t Try
  9. Spit On You

UNDERSKIN LineUp:

  • Andrina Travers – Vocals
  • Roman Walker – Guitars
  • Juval Penner – Bass
  • Buddah Craven – Drums

foto: Raffaele Godi

REDEEM

La serata prosegue con i REDEEM, purtroppo anche per loro la situazione è la medesima perché il pubblico non è affatto aumentato, sarà complice il traffico causato dai lavori in corso sulle strade, ma resta il fatto che la mentalità italiana di snobbare le band di supporto regna sovrana, ciò nonostante sono accolti calorosamente e senza indugi esordiscono con “Insanity” mantenendo l’impronta dell’alternative rock. Dalla nascita nel 2006 hanno pubblicato tre dischi dei quali “Awake” che risale al 2016, nei brani proposti il sound del trio risente molto dell’influenza degli Alterbridge e di conseguenza Mark Tremonti, ma con un tiro decisamente più leggero e compositivamente peccano di originalità, questo col procedere dell’esibizione purtroppo li rende monotoni. Mentre al contrario dei loro connazionali Underskin, sul palco sono più dinamici e il frontman Stefano si dimostra simpatico e coinvolgente combattendo contro la freddezza generale, e, tanto per gradire inseriscono la cover dei Foo Fighters “Everlong” Comunque i pochi presenti non fanno mancare il loro supporto, applaudendo a ogni pezzo sino alla conclusiva “Tie Your Mother Down”.

SetList:

  1. Insanity
  2. Splendid
  3. Dreams You’ve Lost Along The Way
  4. 999
  5. Everlong (Foo Fighters cover)
  6. Somebody Out There
  7. Murder
  8. Beauty Of A Life
  9. Black Monckey
  10. Tie Your Mother Down

REDEEM LineUp:

  • Stefano “Saint” Paolucci – Vocals/Guitar
  • Alessio Piazza – Bass/backing vocals
  • Simon Steiner – Drums/backing vocals

foto: Raffaele Godi

CORELEONI

Signore e signori siamo giunti al momento tanto atteso, come per magia durante il cambio palco il locale si riempie di fans in febbricitante attesa, finalmente le luci si spengono e i mitici CORELEONI capitanati dal formidabile Leo Leoni, prendono posizione sul palco accompagnati da fragorose urla e applausi. Carichi d’energia attaccano diretti con “Higher”, catapultando il pubblico a ritroso nel 1994 col disco “Dial Hard” mandandolo in delirio, un inizio davvero esplosivo che prosegue con l’estrazione di brani dall’omonimo “Gotthard” del 1992 e “G” del 1996, un tripudio di pietre miliari che col procedere dello show creano un meraviglioso mosaico, mandando il pubblico in delirio con “Downtown”, “Firedance”, “Mountain Mama”, “She Goes Down”, “Make My Day”, “Fist in Your Face” e “Ride On” giusto per citarne alcune. Purtroppo devo anticipare che il batterista Hena, seconda colonna portante dei Gotthard non è presente, ma per un’ottima ragione ovvero a giorni diventerà padre e giustamente ha raggiunto sua moglie. Detto questo Leo e soci sfoderano una grinta micidiale, oltre ad un’incredibile forza di coinvolgimento, Leo e Jgor sono l’accoppiata vincente delle sei corde che scaturiscono riff e assoli affiancandosi reciprocamente, la sezione ritmica è potenziata da Mila al basso che si dimostra un vero rombo di tuono, mentre alla batteria abbiamo Alex Motta che si rivela un ottimo sostituto pestando su piatti e pelli con precisione e tenacia, infine Ronnie è un frontman di altissimo livello sia come prestazione vocale sia come presenza scenica, grazie al suo timbro fiammante e l’immensa carisma, non ci si può aspettare diversamente dato che milita anche nei Lords Of Black e nei Ritchie Blackmore’s Rainbow. In poche parole sono una perfetta macchina da concerto, anzi definirlo solo concerto è riduttivo perché è un vero e proprio spettacolo dove non mancano dei siparietti comici a base di gag soprattutto tra Leo e Ronnie, momenti intensi e nostalgici come durante “Let It Be” e “All I Care For” cantate all’unisono, ma l’apice si tocca quando accennano “One Life, One Soul” in memoria del tanto amato e compianto “Steve Lee”, puntando il dito al cielo come se ci stesse guardando e ascoltando, davvero commovente! Poi arriva il momento dove Leo, Ronnie e Igor scendono tra la folla per coinvolgere ulteriormente, in seguito il pubblico stesso diventa protagonista grazie ai loro molteplici incitamenti. È un vortice di emozioni che cattura ogni singolo spettatore che si sgola a cantare, si sollevano urla e applausi a volontà e cori d’incitamento per la band e i singoli membri che ringraziano di cuore, tutto questo si protrae sino alla conclusiva “Here Comes The Heat”, dopodiché i nostri beniamini possono ritirarsi per una meritata pausa. Ma dopo pochi minuti ritornano per concludere in bellezza con un omaggio ai leggendari Led Zeppelin, intonando inizialmente “Whola Lotta Love” per poi concludere definitivamente con “Immigrant Song”. Letteralmente sommersi dalle calorose manifestazioni d’entusiasmo, i nostri idoli CoreLeoni possono ritirarsi a testa alta per l’eccezionale spettacolo che solo loro potevano darci, grazie alla loro grande professionalità, passione, umiltà, voglia di divertirsi e far divertire, obbiettivo pienamente raggiunto.

È stata una serata veramente sopra le righe, ringraziamo gli Underskin e i Redeem per averci intrattenuti, mentre la standing ovation è tutta per i CoreLeoni che sono stati al di sopra di ogni aspettativa e speriamo che ritornino presto. Un ringraziamento particolare va alla Eagle Booking e alla Truck Me Hard per aver organizzato l’evento portando questo “gioiello svizzero”, e, ovviamente a tutto lo staff dello Slaughter Club per il prezioso aiuto. Alla prossima!!!

SETLIST:

  1. Higher
  2. Standing in the Light
  3. Downtown
  4. Get It While You Can
  5. Fist in Your Face
  6. Walk on Water
  7. Firedance
  8. All I Care For
  9. Let It Be
  10. In the Name
  11. Tell No Lies
  12. Make My Day
  13. Mountain Mama
  14. She Goes Down
  15. Ride On
  16. Here Comes The Heat
  17. Immigrant Song (Led Zeppelin cover)

CORELEONI LineUp:

  • Leo Leoni – Guitars
  • Ronnie Romero – Vocals
  • Hena Habegger – Drums (sostituito da Alex Motta)
  • Jgor Gianola – Guitars
  • Mila Merker – Bass

foto: Raffaele Godi


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