Asphyx – il Death Metal che toglie il fiato

Written by on November 28, 2018

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Asphyx + Electrocution + Ulvedharr + Skorbutiks
live @ Slaughter Club, Paderno Dugnano (Mi)
– sabato 24 novembre 2018 –

Live Report by Giacomo Cerutti

Si ringrazia: Eagle Booking​ – Slaughter Club​

Stasera per tutti gli amanti del death metal è d’obbligo presenziare allo Slaughter Club, dove per un unico show italiano si esibiranno i devastanti ASPHYX capitanati dall’indomabile Martin Van Drunen, che condivideranno il palco con ben tre band del vasto panorama italiano, gli emergenti SKORBUTIKS, i granitici ULVEDHARR e i potentissimi ELECTROCUTION. Un bill veramente ricco, inoltre avendo assistito in passato alle esibizioni di tutte le band, posso già anticipare che si prospetta una serata ad alto potenziale che sicuramente soddisferà tutti i presenti.

SKORBUTIKS

Il compito di aprire l’evento spetta agli SKORBUTIKS, nati nel 2011 a Villafranca di Verona con all’attivo l’EP “Visions And Monoliths” pubblicato nel 2014, spezzano il silenzio con “Death Breed Implants”. Il numero di presenti non è dei migliori ma ben accoglie i pezzi proposti, dove Aton sfodera ritmiche aggressive che presentano parti più cadenzate che si alternano a brusche accelerate, Numen al basso conferisce ulteriore solidità, mentre Occasus martella su piatti e pelli calibrando perfettamente il potenziale in base alla ritmica. Complessivamente hanno messo a punto un death metal di buona fattura, fedele alle radici old school ma non troppo grezzo, al quale si abbina l’oscuro growl di Typhon che si dimostra un frontman dinamico e coinvolgente, inoltre curano i costumi presentandosi in modo accattivante e tenebroso col volto macchiato di nero o incappucciati. I brani proposti sono tutti inediti che faranno parte del debut album “Archaeonecrosis” che uscirà la prossima primavera, riscuotono buoni consensi come il pezzo di chiusura “Visions And Monoliths” tratto dall’omonimo EP sopra citato. Con questa prestazione breve ma intensa i veronesi si sono rivelati un buon apripista per le band successive, raccogliendo meritati applausi possono degnamente congedarsi.

SetList:

  1. Death Breed Implants
  2. Skyhole Devourment
  3. The Pernicious March
  4. Towards The Great Enslavement
  5. The Levelling
  6. Ruins
  7. Visions And Monoliths

SKORBUTIKS LineUp:

  • Typhon – vocals
  • Aton – guitar
  • Numen – bass
  • Occasus – drums

ULVEDHARR

Ora il calibro si alza notevolmente con l’arrivo dei bergamaschi ULVEDHARR, che dalla nascita nel 2011 ormai sono una consolidata realtà del death italiano, sia per la bravura sia per l’intensa attività live dato che hanno partecipato al Metalitalia.com Festival, Truemetal.it Festival, Fosch Fest, Colony Open Air, assieme aTestament, Anthrax, At The Gates, Carcass, Marduk, Destruction, Exodus, Unleashed, Belphegor, Ensiferum e molti altri. Prendendo possesso del palco salutano rapidamente irrompendo con “War Is In The Eyes Of Berserker”, ribaltando il pubblico discretamente aumentato ma l’entusiasmo viene rapidamente stoppato dal frontman Ark nattlig Ulv a causa di problemi alle spie, un vero peccato bruciare un inizio così ben riuscito, ma una volta risolto l’inconveniente ripartono più tenaci di prima spaccando i timpani con un death metal squisitamente old school. L’anno scorso è uscita la loro terza fatica “Total War”, dalla quale eseguono “Legion”, “Wrath Of Brenn” e “Master Of Slavery”, dando prova che nelle loro vene compositive scorre sempre una linfa densa di rabbia e violenza, la stessa dei pezzi presi dai lavori precedenti difatti le sei corde di Ark e Giuseppe sparano riff e assoli roventi, Markus lancia linee di basso affilate come rasoi, mentre Mike tortura piatti e pelli picchiando senza pietà. Ovviamente questo sound di alto magnitudo e la forte presenza scenica, sono completati dal cavernoso growl del dirompente Ark che non perde mai occasione per incitare il pubblico, il quale risponde con grande enfasi sino alla conclusiva “Onward To Walhalla”, segnando la fine di una performance granitica e senza fronzoli, che fortunatamente non ha risentito dei successivi problemi d’audio. I quattro bergamaschi hanno ancora una volta dimostrato di essere una garanzia in sede live sotto tutti gli aspetti, godendosi il meritato successo per aver spianato la strada alla band successiva possono congedarsi con fierezza.

SetList:

  1. War Is In The Eyes Of Berserker
  2. Skjaldborg
  3. Legion
  4. Wrath Of Brenn
  5. Master Of Slavery
  6. Onward To Walhalla

ULVEDHARR LineUp:

  • Ark nattlig Ulv – Vocals/Guitar
  • Giuseppe “Jack” Ciurlia – Lead guitar
  • Markus Ener – Bass
  • Mike Bald – Drums

ELECTROCUTION

La serata procede alla grande e pian piano il pubblico aumenta, ora è il turno della terza e ultima band della sezione italiana, loro sono gli ELECTROCUTION che sulla breccia dal 1990 danno un assaggio del loro repertorio, attingendo dai dischi “Inside The Unreal” del 1993 e “Metaphysincarnation” del 2014. Inizialmente erano death metal ma in seguito si sono evoluti i technical death, infatti le poderose ritmiche ad opera di Neil e Alessio denotano una notevole abilità compositiva, incastrando taglienti riff e spietati assoli che brano dopo brano dilagano nel locale impadronendosi dei presenti, Mat indurisce il sound con massicce linee di basso in contemporanea con lo scatenato Vellacifer che con energia e precisione fa tremare la batteria. Nel corso degli anni la line-up ha subìto molti cambiamenti, ma tra essi c’è molto spirito di squadra acquisito grazie all’esperienza live, condivisa con mostri sacri come Cannibal Corpse, Napalm Death, Cattle Decapitation, Sodom, Demolition Hammer, Dark Funeral, Hail Of Bullets, Fleshgod Apocalypse e altri. Il capitano della squadra è ovviamente il frontman Mick, unico membro originale che detta legge a suon di growl profondo e gutturale marchiando a fuoco il locale, esordendo pure con un paio d’inediti “Misanthropic” e “Hallucinatory” che danno un riscontro positivo già al primo ascolto. Infine con “Anthropocentric” i bolognesi chiudono una performance fulminante, scaldando a dovere i motori dei presenti sempre più entusiasti che li acclamano a gran voce, ora sono pronti per il gran finale.

SetList:

  1. They Died Without Crosses
  2. Body’s Decay
  3. Premature Burial
  4. As A Son To His Father
  5. Wireworm
  6. Abiura
  7. Misanthropic (Inedito)
  8. Hallucinatory (inedito)
  9. Anthropocentric

ELECTROCUTION LineUp:

  • Mick Montaguti – Vocals
  • Neil Grotti – Guitar
  • Alessio Terzi – Guitar
  • Mat Lehmann – Bass
  • Vellacifer – Drums

ASPHYX

Dopo le bestiali esibizioni da parte della sezione made in Italy, che col proseguire della serata hanno aumentato il livello di pesantezza, è giunta l’ora di accogliere i tanto attesi ospiti che dalla nascita nel 1987 hanno raggiunto i trent’anni di onorata carriera, ed ecco apparire in tutta la loro imponenza i minacciosi ASPHYX incitati con un boato dal numeroso pubblico. Senza troppi complimenti Martin e soci attaccano con “Vermin” scaraventando in platea un muro di decibel che col procedere del concerto aumenterà a dismisura, generando un pogo maligno che metterà a dura prova le ossa dei malcapitati in transenna. I quattro carri armati procedono travolgendo tutto ciò che incontrano, lo scatenato Paul ci investe con sezioni ritmiche micidiali, affiancato dal gigantesco Alwin che dissemina note di basso come se fossero mine vaganti, mentre dall’alto della pedana il massiccio Stefan distrugge piatti e pelli come uno schiacciasassi, infine il pilastro portante Martin tiene i fans in una morsa letale, stringendoli con le sue abrasive corde vocali che emettono uno scream-growl esplosivo, alimentando la carneficina sottopalco, che si placa solamente durante i pezzi che presentano degli intermezzi doom, che stemperano la furia del sound ma sono comunque di grande spessore. Il repertorio proposto varia dall’ultimo “Incoming Death” del 2016, del quale suonano “Brandenburg Division”, “Forerunners of the Apocalypse” e altre sino al primo “The Rack” toccando quasi tutti i dischi, quindi non mancano bombe a mano come “Death the Brutal Way”, “Deathhammer”, “Wasteland of Terror” e via discorrendo nel delirio generale. I fans sono in visibilio, cantano, pogano e scapocciano senza sosta, ma come per tutte le cose belle c’è un inizio e una fine, che giunge con “Death: The Only Immortal” che vede gli Olandesi ritirarsi per una meritata pausa, permettendo anche ai fans di riprendere fiato prima del gran finale. Fortunatamente, non si fanno aspettare troppo e con un colpo di mannaia intitolata “Last One On Heart”, danno al pubblico il colpo di grazia. Un’esibizione assolutamente fuori dal comune, un turbine di ferocia inaudita che ha messo a ferro e fuoco lo Slaughter Club, aprendo una crepa che difficilmente verrà rimarginata, i fans con le ultime forze in corpo acclamano i loro idoli, che ringraziano di cuore ritirandosi trionfalmente.

Le alte prospettive che avevo riguardo alla serata si sono rivelate esatte, una scossa tellurica di forte magnitudo che ha esaltato tutti dal primo all’ultimo, sinceri complimenti agli Skorbutiks, Ulvedharr e Electrocution che hanno dato anima e corpo suonando con grinta e passione, mantenendo alto l’onore del metallo italiano, cosa dire degli Asphix? Un vero terremoto che non ha lasciato scampo a niente e nessuno, un concentrato di puro death metal senza fronzoli che ha pienamente soddisfatto l’intero audience. Un grandissimo ringraziamento va alla Eagle Booking per l’impegno nell’organizzare eventi di alto livello e allo staff dello Slaughter Club per il prezioso supporto.

SetList:

  1. Vermin
  2. Candiru
  3. Brandenburg Division
  4. Wardroid
  5. Death the Brutal Way
  6. Asphyx (Forgotten War)
  7. Deathhammer
  8. Wasteland of Terror
  9. Der Landser
  10. Scorbutics
  11. Forerunners of the Apocalypse
  12. The Rack
  13. Death: The Only Immortal
  14. Last One On Heart

ASPHYX LineUp:

  • Martin Van Drunen – Vocals
  • Paul Baayens – Guitars
  • Alwin Zuur – Bass
  • Stefan Huskens – Drums

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