METALITALIA.COM FESTIVAL 2019 – LIVE REPORT DAY 1

Written by on June 9, 2019

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METALITALIA.COM FESTIVAL 2019 – DAY 1:
ARCH ENEMY + FLESHGOD APOCALYPSE + THE CROWN + DARKANE + GRAVEWORM
+ STORMLORD + THE MODERN AGE SLAVERY + GENUS ORDINIS DEI
live @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– sabato 1 giugno 2019 –

Popolo di fedeli brothers of metal, ci troviamo al Live Club di Trezzo sull’Adda per il consueto appuntamento con il METALITALIA.COM FESTIVAL, imperdibile evento ormai divenuto un must raggiungendo l’ottava edizione, anche quest’anno è di due giornate ed entrambe propongono un bill di band nazionali ed internazionali. La prima incentrata sulla malvagità del death metal con le sue varianti, vede come protagonisti le nostre realtà GENUS ORDINIS DEI, THE MODERN AGE SLAVERY, STORMLORD, GRAVEWORM e FLESHGOD APOCALYPSE, mentre dalla Svezia i DARKANE, THE CROWN e come punta di diamante i micidiali ARCH ENEMY. Nella seconda giornata invece regna l’energia dell’hard rock, grazie ai gruppi nostrani BAD BONES, SPEED STROKE, RAIN e HELL IN THE CLUB, che precederanno gli ospiti internazionali CRAZY LIXX, PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS, HARDCORE SUPERSTAR e come gran finale gli intramontabili GOTTHARD. Sarà un festival carico di emozione e divertimento che metterà a dura prova i nostri timpani, organizzato come sempre con l’area esterna suddivisa in zona relax, beergarden, metal market, area meet’n’greet e ristoro, senza dimenticare i banchetti del merchandise ufficiale e vari stand all’interno. Ma ora passiamo alla sostanza e vediamo come si è svolto!

GENUS ORDINIS DEI

Un discreto numero di persone comincia ad affluire sin dal mattino, quando apre il locale una volta perquisiti e muniti di braccialetto, i più sfegatati si piazzano rapidamente in prima fila mentre il resto gira con calma nelle aree sopra citate, l’arduo compito di sverginare il palco spetta ai GENUS ORDINIS DEI, ben accolti dal pubblico partono in quarta con “You Die In Roma” dando un rumoroso inizio al festival. Tenendo il palco con tenacia e determinazione dimostrano di che pasta son fatti, Nick e Tommy Mastermind detengono una ritmica rocciosa, accompagnata dalle dure note di Steven al basso e dalla potenza di Richard dietro alle pelli. Ne risulta un death metal di buona fattura ultimato dal growl di Nick che si rivela sia un vocalist sia un frontman ben rodato, ma non dimentichiamo la parte symphonic conferita dall’aggiunta di basi orchestrali, ben amalgamate al sound che risulta sempre compatto e mai troppo smussato. Con solo otto pezzi a disposizione riescono ad attingere da tutta la loro produzione, in particolare dal secondo disco “Great Olden Dinasty” del 2017, complessivamente la risposta del pubblico è positiva, inoltre propongono la cover di “Hail And Kill” dei mitici Manowar rivisitata a modo loro, molto interessante! Infine con “Roots And Idols Of Cement” il quartetto di Crema termina con successo la prima esibizione della giornata, assolvendo pienamente il compito di opener e guadagnandosi il rispetto e gli applausi del pubblico.

GENUS ORDINIS DEI SetList:

  1. You Die In Roma
  2. Embracing The Earth EP
  3. Halls Of Human Delights
  4. Cold Water
  5. The Flemish Obituary
  6. Hail And Kill (Manowar cover)
  7. Red Snakes EP
  8. Roots And Idols Of Cement

LineUp:

  • Nick K – Vocals/Guitars
  • Tommy Mastermind – Guitar
  • Steven F. Olda – Bass
  • Richard Meiz – Drums

THE MODERN AGE SLAVERY

Dopo questo primo riscaldamento ad alzare il tiro spetta ai THE MODERN AGE SLAVERY, direttamente da Reggio Emilia aggrediscono il pubblico già aumentato, con la doppietta “The Reprisal Within” e “Miles Apart” tratte dal terzo lavoro “Stygian” uscito due anni fa. Le ritmiche serrate di Luca “Cocco” e Ludovico “Ludo” mettono subito tutti a tacere, è il loro sound a comandare imponendo un death metal con forti influenze core, mantenuto solido grazie ai potenti colpi di basso da parte di Mirco “Mibbe” e le travolgenti parti di batteria sostenute da Federico “Fede”. Col procedere dei pezzi si nota come abilmente hanno saputo dare un tocco moderno, pur mantenendosi saldamente alle radici old school, grazie ai repentini cambi di tempo e inserendo nella ritmica melodie molto cupe, tale pesantezza è dominata dal bruciante growl di Giovanni “Box”, frontman dinamico e coinvolgente che mantiene vivo l’audience che risponde con entusiasmo, alimentato dalla costante e massiccia tenuta di palco generale. Purtroppo il tempo è tiranno, ciò nonostante eseguono brani anche dai lavori precedenti tirando fuori cannonate come “Damned To Blindness” e “Obedience”, riuscendo pure a omaggiare i mostri sacri Slayer con “Disciple”, giusto per aumentare la dose di cattiveria. Infine con “Icon Of A Dead World” pongono fine a un’esibizione intensa e di enorme impatto, soddisfacendo i presenti che li acclamano con enfasi.

SetList:

  1. The Reprisal Within
  2. Miles Apart
  3. Damned To Blindness
  4. The Silent Death Of Cain
  5. Disciple (Slayer cover)
  6. Vile Mother Earth
  7. Obedience
  8. Icon Of A Dead World

THE MODERN AGE SLAVERY LineUp:

  • Giovanni “Box” Berserk – Vocals
  • Luca “Cocco” Cocconi – Guitar
  • Ludovico “Ludo” Cioffi – Guitar
  • Mirco “Mibbe” Bennati – Bass
  • Federico “Fede” Leone – Drums

STORMLORD

La giornata procede con il ritorno di una band di grande importanza tricolore, i grandiosi STORMLORD prendono posizione accolti trionfalmente, senza troppi convenevoli esordiscono con “Leviathan” tratta dalla loro sesta fatica “Far” fresca d’uscita. Dalla nascita nel 1991 hanno subìto molti cambi di line up, ciò non li ha per niente indeboliti anzi dimostrano un’invidiabile presenza scenica, suonando con grande professionalità e tenacia, trasportando il numeroso pubblico in un esaltante viaggio solcando i mari e combattendo battaglie epiche. Pezzo dopo pezzo il loro sound dilaga nel locale come un mare in tempesta, i presenti sono in balìa delle onde sonore sfociate dalle temibili sei corde di Gianpaolo e Andrea, travolti in massa dalle vorticose correnti di basso scaturite da Francesco, mentre dalla batteria David spara colpi di cannone con potenza e precisione (tenendo conto che per lui è solo il primo round della giornata). A un sound di tale potenza si abbina l’impetuosa vocalità di Cristiano, che si destreggia tra growl e scream spiazzando la platea, ma degna di nota è la componente melodica data dalle agili mani di Riccardo armato di tastiera e keytar, che stempera la pesantezza del black metal creando sipari atmosferici e conferendo epicità e gloria ad ogni pezzo. I romani sono in grande forma, tra loro regna una forte sinergia e l’interazione col pubblico è costante, soprattutto da parte di Francesco che lo incita in ogni modo, i suoi sforzi sono ben ripagati dato che l’entusiasmo non accenna a diminuire. I brani proposti dal passato come “Mare Nostrum”, “Dance Of Hecate” e “Motherland” ricevono molti apprezzamenti come i nuovi arrivati “Far”, “Mediterranea” e “Crimson”, dopo sei anni di silenzio per i nostri guerrieri è un’immensa gioia, procedono incontrastati sul loro veliero sino alla conclusiva “Invictus”. Senza dubbio i nostri eroi hanno coronato il ritorno sulle scene nel migliore dei modi, con una prestazione di altissimo livello che ha alzato ancora d più il calibro della serata, raccogliendo urla e applausi possono congedarsi a testa alta lasciando il posto ai Graveworm.

SetList:

  1. Leviathan
  2. Dance Of Hecate
  3. Legacy Of The Snake
  4. Far
  5. Motherland
  6. Mediterranea
  7. And The Wind Shall Scream My Name
  8. Crimson
  9. Mare Nostrum
  10. Invictus

STORMLORD LineUp:

  • Cristiano Borchi – Vocals
  • Gianpaolo Caprino – Guitar
  • Andrea Angelini – Guitar
  • Francesco Bucci – Bass/Vocals 
  • Riccardo Studer – Keyboards, Piano, Orchestral Programming 
  • David Folchitto – Drums

GRAVEWORM

La componente italica mattone dopo mattone, sta costruendo una solida base per sostenere le band successive, ora come rinforzo ci vuole una massiccia colata di cemento armato e chi se ne può occupare meglio dei GRAVEWORM? Portabandiera del black metal Trentino pronti a mettere a ferro e fuoco il locale. Senza indugiare spiazzano il pubblico sulle note di “Legions Unleashed” seguita da “Abhorrence”, facendo dilagare rapidamente una forte dose di rabbia e violenza che finalmente accende un pogo come il metal comanda. Il loro ultimo lavoro “Ascending Hate” risale al 2015 da cui eseguono pezzi come “Blood Torture Death” e “To The Empire Of Madness”, vere e proprie mazzate come tutti gli altri brani proposti, dove si susseguono gli agghiaccianti riff di Eric e le affilate linee di basso di Florian, stemperate dall’aggiunta di parti dark melodiche che addolciscono il sound prima che esploda nuovamente. La corazzata batteria percossa da Martin fa tremare lo stage, calibrando la potenza in base alla cadenza dei brani, ogni componente dà il massimo di sé ma il vero mattatore è indubbiamente Stefano, frontman e vocalist di grande spessore che da sfogo ad un micidiale scream-growl, oltre a intrattenere ed esaltare la folla sempre più numerosa che risponde attivamente. Procedendo rapidamente senza fare prigionieri, il quartetto di Brunico giunge al pezzo finale “Hateful Design” dopodiché Stefano annuncia una cover scommettendo che tutto il pubblico la conosce, a quanto pare gli piace vincere facile perché si tratta di “Fear Of The Dark”, perla degli Iron Maiden adeguatamente estremizzata per dare una batosta finale ai presenti, i quali dopo essersi sgolati hanno ancora fiato per acclamare Stefano e soci che ringraziano di cuore ritirandosi a testa alta per la granitica performance.

SetList:

  1. Legions Unleashed
  2. Abhorrence
  3. The World Will Die In Flames
  4. Blood Torture Death
  5. Downfall Of Heaven
  6. I – The Machine
  7. To The Empire Of Madness
  8. Hateful Design
  9. Fear Of The Dark (Iron Maiden cover)

GRAVEWORM LineUp:

  • Stefano Fiori – Vocals
  • Eric Righi – Guitar
  • Steve Unterpertinger – Guitar
  • Florian Reiner – Bass
  • Martin Innerbichler – Drums

DARKANE

Metallari e metallare possiamo dare il benvenuto alla prima band della compagine svedese, loro sono i DARKANE e anticipo subito che saranno una rivelazione del festival, in quanto colgono l’occasione per celebrare il ventennale del loro primo album “Rusted Angel”. Preceduti dall’intro prendono posizione suscitando clamore, senza perdere tempo partono con la prima track “Convicted” per poi procedere inarrestabili sino all’ultima “Frenetic Visions”. Il loro sound è davvero ben costruito, la sezione ritmica messa a punto dai chitarristi Christofer e Klas, è una devastante miscela death-thrash di spaventosi riff e furiosi assoli, ma al tempo stesso ci incastrano delle punte melodiche rendendo il tutto ben equilibrato dando un tocco personale e mai scontato. Jörgen al basso amalgama il tutto con potenti vibrazioni, mentre Peter tartassa piatti e pelli come un dannato, come coronamento vocale abbiamo Lawrence che con padronanza passa da un profondo growl alla clean vocals. La risposta del pubblico è molto positiva, il pogo costante ne è la conferma oltre ai numerosi incitamenti, nonostante i quali gli svedesi non si scompongono più di tanto in ringraziamenti, puntando tutto su un’energica tenuta di palco dalla prima all’ultima canzone. Una volta terminata la celebrazione di “Rusted Angel”, c’è ancora spazio per un paio di pezzi che estraggono dall’album “Espanding Senses”, ovvero “Chaos vs Order” e “Innocence Gone”. Prima d’oggi non conoscevo i Darkane e sono stati una bella scoperta! Grande impatto scenico che perdona la poca interazione, ma soprattutto tanto di cappello a livello tecnico e compositivo, uno show che ha riscontrato molto successo facendo guadagnare molti punti sia alla band che al festival.

SetList:

  1. Intro
  2. Convicted
  3. Bound
  4. Rape of Mankind
  5. Rusted Angel
  6. A Wisdoms Breed
  7. Chase for Existence
  8. The Arcane Darkness
  9. July 1999
  10. Frenetic Visions
  11. Chaos vs Order
  12. Innocence Gone

DARKANE LineUp:

  • Lawrence Mackrory – Vocals
  • Christofer Malmström – Guitar
  • Klas Ideberg – Guitar
  • Jörgen Löfberg – Bass
  • Peter Wildoer – Drums

THE CROWN

Con il procedere delle esibizioni il livello di magnitudo è sempre più elevato, ora il pubblico numeroso è pronto per accogliere un altro grande ospite, si tratta dei temibili THE CROWN esponenti del death svedese forti della pubblicazione del decimo lavoro “Cobra Speed Venom” uscito l’anno scorso. Proprio da quest’ultimo scelgono “Destroyed By Madness” per dare inizio al devasto, infatti il pogo non tarda a movimentare i presenti sempre più scalmanati, del resto è impossibile rimanere calmi di fronte a un sound di tale portata, Marko e Robin scaricano sulla folla riff e assoli pesanti come macigni, Magnus emette giri di basso che rimbombano nello stomaco mentre Henrik prosegue imperterrito nel brutale pestaggio di piatti e pelli. Un concentrato di spietato detah-thrash combinato con una notevole presenza scenica che coinvolge il pubblico, fomentato soprattutto dagli incitamenti del frontman Johan che pezzo dopo pezzo libera un growl incendiario. Dal sopra citato “Cobra Speed Venom” eseguono ancora “Iron Crown” e la title track, dopodiché è un continuo lancio di granate dal passato come “Death Explosion”, “Face Of Destruction”, “1999 Revolution 666” giusto per citarne alcune, dal momento che l’intero repertorio è un continuo bombardamento che colpisce il moshpit. Non avevo mai visto i The Crown dal vivo e ne sono rimasto molto colpito, per il grado di potenza e precisione esecutiva dalla prima all’ultima nota, senza dare tregua ai nostri timpani sino alla conclusiva “Zombified” dell’omonimo EP, raccogliendo copiose urla e applausi lasciano lo stage da vincitori e il pubblico può riprendere fiato per le ultime due band della giornata.

SetList:

  1. Intro – Destroyed By Madness
  2. Death Explosion
  3. Iron Crown
  4. Blitzkrieg Witchcraft
  5. Cobra Speed Venom
  6. Back From The Grave
  7. Face Of Destruction
  8. Intro – Crowned In Terror
  9. Under The Whip
  10. Total Satan
  11. 1999 Revolution 666
  12. Zombified

THE CROWN LineUp:

  • Johan Lindstrand – Vocals
  • Marko Tervonen – Guitar
  • Robin Sörqvist – Guitar
  • Magnus Olsfelt – Bass
  • Henrik Axelsson – Drums

FLESHGOD APOCALYPSE

La prima parte del festival è giunta quasi alla fine, siamo orgogliosi e ansiosi di assistere all’esibizione dell’ultima band italiana che ormai non ha più bisogno di presentazioni, loro sono i formidabili FLESHGOD APOCALYPSE che dalla nascita del 2007 a oggi con tanti sacrifici hanno raggiunto un’enorme fama anche al di fuori della penisola, inoltre da pochi giorni hanno sfornato il quinto disco “Veleno” di cui ce ne daranno un assaggio. I fans rimangono in contemplazione mentre prende forma la maestosa scenografia, la tensione sale nel locale ormai gremito, finalmente le luci si spengono e la corista Veronica fa la sua comparsa in abito gotico, corona-diadema e scettro luminoso, al suo seguito i compagni prendono posizione accompagnati da forti urla di incitamento. Come sempre curano molto l’aspetto scenico, sfoggiando i tipici costumi, face painting, sostituendo le aste dei microfoni con manufatti in finto legno, dopo un rapido saluto ai fans irrompono con “The Violation” provocando il delirio. Il moshpit si rimette immediatamente in moto, la folla si accalca dando il massimo supporto ai loro beniamini, i quali si spremono fino all’osso per difendere l’importante posizione che occupano. Oltre a un’invidiabile presenza scenica, danno lustro alla loro maestria compositiva tanto da meritarsi l’etichetta di symphonic-technical-death metal, dove la parte death è profondamente tracciata dalle roventi chitarre di Francesco Paoli e Fabio, in un turbinio di riff e assoli acuminati e consolidati dalle viscerali linee di basso protratte da Paolo. Mentre la parte symphonic è data dal talentuoso Francesco Ferrini, le cui mani viaggiano lungo il pianoforte espandendo suadenti melodie, oltre ad occuparsi di tutte le orchestrazioni, infine la parte technical è ricavata dalla fusione dell’estremo con la melodia, cosa in cui riescono egregiamente. Tornando al sound estremo, assolutamente degno di nota è il lavoro di David Folchitto alla batteria, dopo aver suonato con gli Stormlord è riuscito a ricaricarsi per sostenere ritmi disumani fungendo da propellente. Francesco Paoli è tuttora il batterista ma solo in studio, avendo preso il posto di Tommaso Riccardi alla voce-chitarra rivelandosi un buon sostituto anche come potere di coinvolgimento, il suo growl folgorante si sposa perfettamente al sound che si attenua quando entra in gioco la delicata e limpida ugola di Veronica, timido soprano che Francesco accompagna con galanteria a centro palco. In generale la complessità e la pesantezza dei pezzi hanno una resa dal vivo spaventosa, la formazione romano-perugina col procedere del concerto dimostra di essere una macchina da palco ben oliata, la risposta del pubblico è sempre più positiva e la sua fame di metallo è insaziabile. Da “Veleno” iniettano nelle vene dei fans tre dosi letali intitolate “Worship And Forget”, “Fury” e “Sugar” molto apprezzate, scegliendo poi vari cavalli di battaglia come “Cold As Perfection”, “Minotaur (The Wrath Of Poseidon)” e “The Egoism
Syphilis”, l’unica canzone inaspettata è stata la cover dei Rammstein “Reise, Reise” che nonostante sia stata cantata da molti ha abbassato il tono dell’esibizione, che ristabiliscono velocemente con “Requiem In Si Minore” seguita dalla conclusiva “The Forsaking”, che segna il termine di una performance di altissima qualità curata nei minimi dettagli. Giocando in casa i Fleshgod Apocalypse hanno segnato l’ennesima vittoria facendosi onore, con loro il nostro schieramento è completato, accompagnati da immense urla, appalusi e cori possono passare la parola al tanto atteso headliner.

SetList:

  1. The Violation
  2. Healing Through War
  3. Worship And Forget
  4. Cold As Perfection
  5. Sugar
  6. Minotaur (The Wrath Of Poseidon)
  7. Fury
  8. Prologue/Epilogue
  9. The Fool
  10. The EgoismSyphilis
  11. Reise Reise (Rammstein cover)
  12. Requiem In Si Minore
  13. The Forsaking

FLESHGOD POCALYPSE LineUp:

  • Francesco Paoli – Vocals, Guitar
  • Paolo Rossi – Vocals, Bass
  • Francesco Ferrini – Piano, Orchestrations
  • Veronica Bordacchini – Soprano vocals
  • Fabio Bartoletti – Guitar
  • David Folchitto – Drums

ARCH ENEMY

Signori e signore siamo giunti al punto cruciale della prima giornata del METALITALIA.COM FESTIVAL, abbiamo assistito alle esibizioni di sette potentissime band, abbiamo urlato, pogato e dato tutto il nostro supporto, ma non è ancora finita! Il tassello mancante per completare questo mosaico death metal sta per calcare il palco, ogni singolo presente non aspetta altro da tutta la giornata e finalmente la lunga attesa è finita. Non appena si spengono le luci la tensione cresce, la folla esulta nel vedere Daniel Erlandsson comparire da dietro la mastodontica batteria, seguito dai fedeli compagni armati di strumenti pronti a colpire, infatti attaccano il locale strapieno con “The World Is Yours”, e, quando entra in scena l’inossidabile blu crinita Alissa White-Gluz la folla esplode in un boato. Ecco i paladini del melodic death metal svedese che investono i fans con una valanga di decibel, iniziando col botto il tour di supporto alla loro ultima creazione “Will To Power”, dal quale estrarranno solo quattro pezzi tra cui “The Race” e “The Eagle Flies Alone”, che dal vivo hanno una resa impressionante, dal momento che dalla nascita nel 1995 hanno all’attivo ben undici dischi è impossibile toccarli tutti, ma di certo non mancano le intramontabili “Ravenous” e “My Apocalypse”, veri colpi di frusta sulla carne viva, ma anche dell’ultimo periodo come “War Eternal”, “Under Black Flags We March” e altre che non lasciano scampo al massacro. La loro potenza sprigionata dal vivo è pazzesca, tanto quanto il delirio dei fans che cantano, scapocciano e pogano senza sosta, contagiato dal letale sound composto dai riff del mitico Michael Amott, insanguinati come la sua chitarra assassina, affiancato dall’implacabile Jeff Loomis seconda mitragliatrice, durante tutto lo show sono in perfetta simbiosi sia nella ritmica sia negli affilati assoli, prendendo posizione a centro palco. Le parti di chitarra sono ben asfaltate dalle schiaccianti linee di basso sferrate dal massiccio Sharlee D’Angelo, dietro alle pelli l’infallibile metronomo Daniel Erlandsson supera la scala Mercalli picchiando con forza e precisione sovrumana, ogni componente funziona alla perfezione e in perfetta sinergia, ma la regina del palco è sempre lei… la mitica Alissa White-Gluz, una bomba carica di rabbia, carisma e fascino, che stringe in una morsa fatale l’intero audience, trafiggendo i timpani con un growl mostruoso e catalizzando l’attenzione grazie anche allo sguardo magnetico e le movenze ben studiate. Abbiamo a che fare con dei veri professionisti che curano ogni dettaglio, procedono come uno schiacciasassi concedendosi pochissime pause, senza dare tregua ai fans che combattono in platea cantando a squarciagola, sino a “We Will Rise” con la quale chiudono la prima parte del concerto, permettendo ai fans di rimettere assieme i pezzi mentre li acclamano a gran voce. Dopo una breve attesa Alissa e soci passano al contrattacco con un encore di tre pezzi, sparando per prima “Avalanche” seguita da “Snow Bound” e per finire degnamente la carneficina, l’immancabile “Nemesis” cantata all’unisono per una conclusione magistrale. C’è poco da dire, l’acerrimo nemico ha iniziato il tour con la giusta dose di violenza adrenalinica, lasciando dietro di se terra bruciata e senza fare sconti, con il poco fiato rimasto i sopravvissuti sommergono di applausi e cori d’incitamento i loro idoli, che dopo prolungati saluti, ringraziamenti e lanci di cimeli si ritirano trionfanti per aver concluso alla grande la prima giornata del METALITALIA.COM FESTIVAL.

Posso confermare che la prima giornata del METALITALIA.COM FESTIVAL, è stata una batosta micidiale grazie alla grinta e determinazione dimostrata da tutte le band, che hanno pienamente soddisfatto il pubblico numeroso, tenendo alto l’oscuro vessillo del death metal. Complimenti alla Eagle Booking, alla Cerberus Booking, a tutto lo staff di Metalitalia e del Live Music Club per aver organizzato tutto al meglio. Ci vediamo domani per la seconda grande giornata che vedrà come protagonista l’hard Rock.

SetList:

  1. The World Is Yours
  2. Ravenous
  3. Stolen Life
  4. War Eternal
  5. My Apocalypse
  6. The Race
  7. You Will Know My Name
  8. Under Black Flags We March
  9. Dead Eyes See No Future
  10. The Eagle Flies Alone
  11. First Day in Hell
  12. As The Page Burns
  13. No Gods, No Masters
  14. Dead Bury Their Dead
  15. We Will Rise
  16. Avalanche
  17. Snow Bound
  18. Nemesis

ARCH ENEMY LineUp:

  • Alissa White-Gluz – Vocals 
  • Michael Amott – Lead Guitar 
  • Jeff Loomis – Lead Guitar 
  • Sharlee D’Angelo – Bass 
  • Daniel Erlandsson – Drums

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