STORMLORD – Intervista alla band porta bandiera dell’Extreme Epic Metal italiano

Written by on June 17, 2019

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Dj Mike ha incontrato gli Stormlord, Extreme Epic Metal band, per una bella intervista riguardo al al nuovo album “FAR” e sulla bella prestazione al Metalitalia.com Festival, 01 Giugno 2019!!! Sotto potete trovare il file audio, in italiano, e la trascrizione.

Ciao a tutti, sono Dj Mike, per metalmaximumradio.com e sono qui insieme ai fantastici STORMLORD!!! Ciao ragazzi…

Stormlord: Ciao, ciao a tutti, troppo buono grazie.

Dopo una fantastica prestazione, sul palco del Metalitalia.com Festival 2019, leccata di culo numero uno (ridono), iniziamo questa intervista a questa band che fra le altre cose è uscita da pochissimo con il nuovo disco “FAR”. Ma prima di questo, parliamo un attimo, in poche parole, in pochi minuti, della storia degli STORMLORD, dalle origini ad oggi.

Cristiano: È difficile farlo in poche parole visto che esistiamo da quasi trent’anni. Ci siamo formati nel 1991, come trio Death Metal dalle influenze epiche. Siamo arrivati al primo mini cd nel 1997. Nel frattempo il sound si era evoluto, era magari più verso il Black Metal, come modo di cantare, come atmosfere, tastiere e argomenti epici, quindi un Black epico. Andando avanti, abbiamo continuato con il primo disco “Supreme Art Of War” su questa linea, anche se molto più sviluppata. Nel frattempo la LineUp si è assestata, è cambiata, diciamo che da “Supreme Art Of War” comincia questo corso degli STORMLORD. Poi abbiamo esplorato nuovi lidi musicali, rimanendo sempre all’interno dell’estremo epico, quindi un disco come ad esempio “At The Gates Of Utopia”, che è più orientato sulle chitarre, un “The Gorgon Cult”, che era più orchestrale, un po’ alla Dimmu Borgir, se vogliamo ma sempre in chiave epica, per poi arrivare a “Mare Nostrum” che è stato una sorta di assestamento anche nel sound. Abbiamo preso bene la misura di quello che volevamo fare e abbiamo tirato fuori questo sound, questo Metal Epico Mediterraneo sempre in chiave estrema. Così siamo andati avanti, fino ad oggi.

Ottimo, veniamo ai giorni di oggi. Quindi questo “FAR” è uscito il 24 Maggio per la Scarlet Records. Come è andata la fase di registrazione, dove avete registrato e come vi siete trovati nello studio di registrazione?

Francesco: Stiamo per festeggiare i 20 anni di collaborazione con il nostro fonico, che ci segue anche dal vivo, che è Giuseppe Orlando. Per questo disco però le cose sono andate in maniera un pochino diversa, perché abbiamo registrato quasi tutto ai Time Collapse Recording Studio di Riccardo, il nostro tastierista. Dopo di che il missaggio si è svolto negli studi di Giuseppe Orlando ed è stato Mixato di Giuseppe e da Riccardo insieme. Poi è stato masterizzato da Simone Mularoni dei DGM ai Domination Studio. Quindi un prodotto completamente made in Italy, rispetto anche agli scorsi dischi, dove la masterizzazione veniva fatta in Finlandia. Le registrazioni si sono svolte con lacrime, sudore e sangue. Ne stavamo parlando proprio prima. In realtà non c’è stato un vero e proprio stacco tra il processo compositivo e la registrazione. Proprio perché avendo a disposizione lo studio di Riccardo, molte cose le abbiamo lavorate direttamente in studio, mentre già stavamo stendendo i primi layer  per il disco. Va da se che non comporre in sala prove, ma magari approcciarci alla composizione anche in studio, davanti al PC. Se magari a qualcuno potrà sembrare un procedimento piuttosto freddo, non è così, perché essendo il produttore il nostro tastierista, questa cosa ci ha permesso di sperimentare, ci ha permesso magari di provare delle strade diverse. Tanto se fosse stato qualcosa di brutto, nessuno l’avrebbe mai sentito. È stata una cosa molto naturale, ovviamente ha richiesto un po’ di tempo. Però credo che il risultato poi alla fine parli per se stesso, perché la musica è qualcosa di soggettivo, ma credo che la produzione di Riccardo e Giuseppe sia oggettivamente molto buona e siamo molto felici. 

Bene, questo vi ha portato, volendo vedere, a un nuovo livello composizione e registrazione. L’evento più divertente durante le registrazioni?

Francesco ed altri: NESSUNO!!!

L’evento più catastrofico?

Cristiano: Solo vomito, nausea (ridono).

Francesco: Sono state registrazioni lunghe e sfiancanti, perché chi ascolta il nostro sound, sente che è molto stratificato, molto particolare. Questa cosa, che a me piacerebbe dirti che ci risulta naturale, in realtà è frutto di arrangiamenti, sofferenza, litigi, violenza fisica, mesi di mutismo l’uno con l’altro. La frase tipica è stata: voglio morire. Ma questo perché per noi la musica è prima di tutto passione. Siamo una band che fa uscire qualche cosa solo quando questo disco ci piace e ci convince al 100%, per questo abbiamo lunghissime tempistiche. Siamo al di fuori di ogni logica di mercato. Noi facciamo questa musica perché ci appassiona. Facciamo un disco quando questo disco siamo sicuri che aggiunge qualcosa alle nostre canzoni, quindi puoi immaginare con quale passione ci approcciamo e quindi ognuno di noi si sente tenutario della verità degli STORMLORD e poi ognuno di noi poi vuole convincere gli altri della propria visione. Per questo, ti ripeto, sono sempre sessioni molto difficili, però per fortuna ora il disco è chiuso e possiamo suonare e fare Rock n Roll!!! Vedi ora come ci vogliamo bene? Non era così fino al missaggio (ridono).

Parlando sempre di “FAR”, uscito il 24 Maggio, come lo stanno ricevendo la stampa e i vostri fan?

Cristiano: Ti posso dire, in tutta sincerità, che stiamo avendo i feedback migliori di sempre, sia dai fan che dalla stampa. Le recensioni sono veramente un coro. Addirittura sono a fotocopia, nel senso che quando qualcuno di noi trova una nuova recensione, magari all’estero, e la posta nel nostro gruppo Whatsapp, io personalmente penso: le stesse cose di quell’altra, bellissimo, fantastico, incredibile. Non voglio fare quello che dice, ah si si mi annoiano queste cose, assolutamente, mi fanno tantissimo piacere, però per dirti che proprio il feedback a livello di recensioni è incredibile. L’aspettativa, a me la cosa che ha stupito, devo essere veramente sincero, è stato vedere l’aspettativa che c’era, dopo sei anni, per il nostro disco. L’entusiasmo quando è stato annunciato che sarebbe uscito, l’entusiasmo per la copertina, anche i pre-order che abbiamo ricevuto sul sito sono stati una cosa veramente imponente, facevo fatica a stargli dietro. Confezionare tutto e andare alla posta, confezionare tutto e andare alla posta, non finivo mai. Quindi devo dire ad oggi i feedback migliori in tutti i sensi.

Francesco: Anche oggi il pubblico sembrava contento.

Il commento, dalla stampa o di un fan, che più vi è rimasto impresso?

Francesco: Prima abbiamo fatto un intervista con Loud & Proud e il ragazzo che ha scritto la recensione, in mezzo a tutto questo marasma di recensioni, grazie al cielo tutte molto positive, che non davamo assolutamente per scontato, lui è stato così sincero perché ha proprio detto: Ascoltate “FAR” perché è un bellissimo disco. Se qualcuno vi dice il contrario, non credetegli, sta mentendo. Quindi addirittura aggressiva. È bello sapere che la tua musica piace così tanto a qualcuno che sente il bisogno di catechizzare l’audience in questo senso. C’è anche la recensione di Metal.it. Sostanzialmente, rimarca il fatto, e questo ci fa molto piacere, che gli STORMLORD fanno musica e la intendono come arte, e questo è vero. Non perché noi vogliamo dire che siamo questi grandi artisti, ma perché l’arte semplicemente serve a esprimere se stessi e questa è l’unica cosa che viene veicolata dalla nostra musica per i motivi che ti dicevo prima, ma non abbiamo un grande tornaconto economico, semplicemente noi trasmettiamo al pubblico la musica che noi vorremmo ascoltare e quando al pubblico piace, è sempre una grande gioia.

Tornando a parlare dei brani, che cosa influenza maggiormente i vostri testi?

Francesco: Ormai abbiamo un filone che abbiamo fatto nostro fin dal primo disco “Supreme Art Of War”. Siamo molto focalizzati su quello che è la tradizione e la storia classica, greca, romana e più in generale dei popoli del Mediterraneo. È un argomento che personalmente, ma ache ai ragazzi, appassiona tantissimo, e ritengo che data quella che è la nostra storia non sia abbastanza celebrata nella scena Metal, che spesso e volentieri invece è focalizzata su queste tematiche più sulla Scandinavia, i vichinghi etc. Noi ovviamente, vivendo a Roma, abbiamo il privilegio di farci una passeggiata e passare attraverso millenni di storia e questa cosa è parte di noi. Detto questo, soprattutto per questo disco, ho cercato di fornire una visione un po’ più eterogenea, perché se da una parte ci sono sempre i testi che parlano del mondo classico, dell’Etna, la fucina di Efesto, far sentire lo spirito classico, vivendo nelle città dove viviamo. L’iTalia non è che dobbiamo spiegarla a nessuno. Ma il mio non è nazionalismo, è semplicemente una visione oggettiva della terra meravigliosa dove viviamo. Però poi ci sono anche altre influenze, ad esempio scrittori del mondo anglosassone. Tipo per questo disco mi viene in mente “Walt Whitman” che è un poeta americano, che mi ha ispirato per scrivere “Levante”. Mi viene in mente Howard, che è lo scrittore che poi ha creato Conan il Barbaro, che è un personaggio a cui noi tutti ci sentiamo legati, perché siamo comunque dei coatti e ci piace la roba epica. Quindi diciamo che ci piace spaziare ma sempre mantenendo un italianità, nel senso di un unità di stile che penso dovrebbe esse un qualcosa di cui tutti noi, e lo dico veramente senza che questo sia travasabile nella politica, dovremmo esserne fieri, ma spesso e volentieri si guarda tanto all’estero, però qualcosa di buono ce l’abbiamo anche noi qui.

Alla grande. Restando su questo filone, al di la dei testi, della storia, c’è un messaggio in particolare che volete passare agli ascoltatori e ai fan?

Francesco: C’è sicuramente un messaggio, che è l’altro filone che noi portiamo avanti, oltre al discorso classico, ovverosia dell’uomo che deve lottare con le sue forze per riuscire a realizzarsi e nel fare questo lui porta i propri eredi un passo avanti. È il messaggio anche di Ulisse l’esploratore che va scoprire l’ignoto per rendere il mondo più ampio per gli altri e così facendo si realizza. È anche un messaggio di forte tolleranza , nel senso che tu temi lo sconosciuto, perché tu non conosci lo sconosciuto. Noi abbiamo piacere a scoprire ciò che è sconosciuto al che diventerà esperienza e non paura.

Questo è un grande messaggio da passare, sotto tutti i punti di vista. Allora, avevo scritto una domanda senza sapere a che ora vi avrei fatto l’intervista e avevo scritto: Che cosa aspettarci dal live di oggi? L’abbiamo già vissuto. Quindi vi chiedo: Come avete vissuto il live di oggi?

Cristiano: Era un appuntamento importante, perché il Metalitalia è un festival importante in Italia. Noi l’abbiamo vissuto molto intensamente, ma eravamo anche pronti, avevamo già fatto la data di Roma, abbiamo un rodaggio trentennale. L’abbiamo vissuto in maniera molto carica ma al tempo stesso molto consapevole e molto vogliosi di prenderci il pubblico, il palco e di fare il nostro show e fare i numeri, come si suol dire. 

Direi che il pubblico ha dato una grande risposta.

Cristiano: Assolutamente, stupendo. Siamo contentissimi di come siamo stati accolti, visto anche che c’era chiaramente gente che non ci conosceva, te ne rendi conto dalle prime canzoni. Abbiamo fatto come seconda canzone “Dance Of Hecate” che è uno dei nostri classici e io vedevo le facce di alcuni che ascoltavano anche un po’ incuriositi. Vedere poi, nel corso del concerto, il calore salire e finire in trionfo, sicuramente è una grande soddisfazione.

E dopo il primo grande incitamento di Francesco verso il pubblico a invocare STORMLORD, STORMLORD, STORMLORD, poi le volte successive è sorto molto spontaneo.

Francesco: Non volevo infatti dirlo perché sennò poi sembriamo rimarcare, però è vero, hanno chiuso con il coro STORMLORD, STORMLORD, STORMLORD, c’avevo proprio un cuore grande così in quel momento. È bello quando tu vai sul palco, ed è ovvio che il pubblico te lo devi prendere, tu sei la per il pubblico, tu devi intrattenere il pubblico, non ti è affatto dovuta l’attenzione del pubblico, almeno noi così la viviamo. Siamo tutti scuola Iron Maiden, quindi il concerto deve essere divertente. Se il pubblico è moscio molto probabilmente la colpa è tua. Quindi siamo una band che cerca di prendersi il pubblico. Quando però il pubblico te lo prendi e senti che ti restituisce energia, ovviamente quella poi diventa la serata perfetta, perché noi diamo sempre il 110%, però li sei proprio pronto a morire sul palco ecco.

L’ultimo pezzo è stato per me una sorpresa incredibile.

Francesco: Che cosa ti ha sorpreso dell’ultimo pezzo, perché nell’ultimo pezzo c’è tuta, secondo me, l’approccio ramarro che gli STORMLORD hanno cercato di mostrare in questi anni, però senza filtri (ridiamo).

Riccardo: Si si si, senza raffinatezze

Francesco: È lui il colpevole dell’ultimo pezzo. Tante volte mi ha detto: Fra, io voglio scrivere un pezzo, però deve essere proprio epico. Però no epico che poi ci facciamo un arrangiamento e diventa elegante. Deve essere epico così, senza ritegno. Noi l’abbiamo guardato negli occhi e gli abbiamo detto, Riccardo vai. Però ci voglio anche un coro da stadio, Riccardo vai, siamo con te. Ora tu ci stai dicendo che questa cosa funziona? 

A me è piaciuto tantissimo.

Francesco: Bravo Riccardo, e vaiiiii!!! Anche a noi, crediamo sia una chiusura pazzesca “Invictus”, perché spesso, a parte gli scherzi, credo che il sound degli STORMLORD sia molto sfaccettato. Passa dalla pura potenza ad atmosfere credo molto raffinate a melodie ricercate. Però “Invictus” è invece una canzone di pancia che è dedicata molto al pubblico, nel senso che il momento in cui il concerto finisce la gente si deve esaltare. Se tu ci confermi che è andata così, missione compiuta. 

Un saluto dagli STORMLORD

STORMLORD: Ciao a tutti, grazie!!!


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