EVIL INVADERS – più cattivi e potenti che mai

Written by on June 21, 2019

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Più cattivi e potenti che mai, a distanza di tre anni dalla loro ultima esibizione svoltasi nel 2016 al Colony di Brescia, gli Evil Invaders tornano a calcare il suolo italiano, pronti ad incendiare il palco del Legend Club, cornice scelta ad ospitare il nuovo live show della band belga. Per l’occasione, MMR ne ha approfittato per scambiare due chiacchiere con i due axemen della band, Joe Van Audenhove e Max Maxheim. Sotto potete trovare il file audio, in inglese, e la trascrizione in italiano.

Traduzione in italiano, a cura di Arianna Govoni

Ciao a tutti gli ascoltatori di Metal Maximum Radio, sono DJ Mike e sono in compagnia dei ragazzi degli Evil Invaders. Per favore, presentatevi!

Joe – Io sono Joe, chitarrista e cantante.

Max – Io sono Max, chitarrista e backing vocals.

Fantastico! Diamo inizio alla nostra intervista con una domanda piuttosto semplice: vi andrebbe di accennarci la storia della band sin dalla sua genesi fino ai giorni nostri?

Joe – Dagli inizi, inizi? (ride, ndr)

Da qualsiasi punto tu voglia incominciare!

Joe – Beh, veniamo dal Belgio, siamo un quartetto, abbiamo semplicemente iniziando facendo qualche improvvisazione quando eravamo ragazzini nella nostra mansarda, erano più i momenti in cui ci dedicavamo al bere che alla composizione della musica a dire il vero. Ad essere sinceri, sono serviti almeno un paio di anni affinché prendessimo le cose più seriamente, abbiamo suonato il nostro primo concerto nel 2009, ma solamente nel 2013 o poco più tardi abbiamo suonato il nostro primo vero show, quando uscì sul mercato il nostro primo EP. Abbiamo poi firmato un contratto con Napalm Records e da allora le cose si sono fatte più intense per noi. Siamo stati parecchio in tour in Europa, in Giappone, Russia, Sud America, in ogni posto… Ancora ci manca andare negli Stati Uniti, è un posto che manca all’appello, non ce l’abbiamo ancora fatta, ma sono certo che, forse, in futuro potrà accadere.

Vi ricordate le sensazioni avute nello scrivere la musica per la vostra band?

 Joe – La musica per me è una cosa molto importante, per cui quando scrivo i miei brani è davvero una questione fondamentale. Mi sono divertito molto nel farlo, suonare il mio materiale dal vivo ed è quello il momento in cui i pezzi prendono vita… di conseguenza scrivere musica per me era un modo per potermi liberare di un certo tipo di rabbia, cercare di sprigionarla. Questo è un mio personale modo di fare i conti con lo schifo quotidiano della vita.

Max – Quando compongo dei pezzi per me è una faccenda molto emotiva. È un modo di liberarsi, appunto, dello schifo che ti capita nella vita, cerchi di far funzionare le cose, perlomeno questo è il metodo che funziona con me e lo si può esprimere anche sul palcoscenico, è molto divertente!

Come nasce un pezzo degli Evil Invaders?

Max – Beh, dipende! A volte nasce tramite un’improvvisazione e ti viene da dire: “Wow, che riff fico! Cerchiamo di tirarci fuori qualcosa”, ma il modo in cui noi ci approcciamo al lavoro è differente; ad esempio, io lavoro direttamente da casa e a caso mi esce dalla testa un buon riff! È interessante. Lavoro, quindi, a casa, ne faccio una demo e tiriamo fuori un cocktail mettendovi dentro le mie idee, le sue idee (Max si riferisce al collega Joe, ndr) e tutti gli altri input. Tento di tirare fuori il massimo da quel pezzo, il che a mio avviso è fondamentale!

Joe – C’è da dire che i nostri brani raramente rimangono nella loro forma originale, veramente capita di rado. Ti ritrovi con una versione di una canzone, all’inizio salta fuori grazie ad una idea, poi quando ce ne viene un’altra iniziamo a cambiare varie cose, come tagliare alcuni elementi, aggiungerne altri, modificare le linee vocali. È come giocare a ping pong, quindi si fa avanti e indietro per tutto il tempo!

Quanto tempo vi occorre solitamente per creare una canzone?

Max – Non riesci a quantificare il tempo su queste cose. Puoi ritrovarti per le mani una versione primaria di un brano e renderti conto due mesi dopo di dover effettuare delle modifiche perché a qualcun altro è venuto in mente un’idea geniale, quindi bisogna cambiare gli arrangiamenti e via discorrendo. Non si può davvero calcolare il tempo. A volte ti trovi a dire: “Okay, questo pezzo è buono!”, altre volte, invece, ti ritrovi un singolo molto più complicato, dove l’idea di base del brano è ottima ma realizzi che manca qualcosa… Di conseguenza, inizia la ricerca della parte mancante.

Joe – A volte capita anche di lasciare da parte un brano per molto tempo e quando vai a rimetterci mano, ti rendi conto di ciò che mancava, delle parti mancanti del pezzo stesso e una volta effettuata la modifica, parti.

Vi è un messaggio particolare che vorreste trasmettere ai vostri fan e ai nostri ascoltatori grazie alla vostra musica?

Joe – Ho sempre la sensazione che la nostra musica sia molto personale, ma è anche aperta alla libera interpretazione, quindi credo che chiunque ascolti i nostri brani possa immedesimarsi nei testi e nelle sensazioni che sono state proiettate in essi. Credo che se leggiate i nostri testi, possiate trovare una maniera diversa di interpretarli, perché noi scriviamo proprio per offrire una maggior interpretazione. Credo che sia questo a rendere la nostra musica interessante! Ti faccio un esempio: c’è un nostro caro amico di cui abbiamo parlato nel brano “Amongst The Sand”, lui ha capito che il brano era dedicato a lui, ma ci sono state altre persone che pensavano che la canzone trattasse di quell’argomento o di quell’altro ancora. A dire il vero è una cosa completamente diversa da ciò che intendevamo, ma per quella particolare persona significa quella cosa! Credo sia fico!

Max – È interessante vedere come la gente interpreti a modo proprio i nostri testi.  La gran parte delle persone non ha una minima idea del significato primario che si cela dietro i nostri brani, perché questa è una cosa che spetta a noi! Capita, poi, che le stesse persone leggano i testi e ne percepiscano qualcosa. È interessante, perché l’interpretazione non rimane bloccata.

Ognuno, quindi, trova un personalissimo messaggio all’interno delle vostre canzoni!

Max – Sì!

Perfetto! Pensando ai vostri brani, chi ha influenzato il vostro modo di comporre?

Joe – Siamo sempre stati affascinati dalla mente umana, di come la gente possa essere realmente crudele e indossare una maschera per risultare carini nella vita reale, ingannando così le persone. Ci sono anche quegli individui che soffrono di malattie mentali, io stesso ho sperimentato qualcosa nel periodo della mia dipendenza, dove il mio modo di pensare era completamente cambiato. Pensavo: “Oh, non sono un bravo ragazzo”, ma quando certe cose capitavano in un determinato momento, quando i componenti chimici mi avevano fottuto il cervello, mi sono sentito stanco di essere il più grande pezzo di cacca del mondo. Questo è qualcosa che mi ha sempre ispirato, mi ha portato a pensare che lo schifo può essere spazzato via facilmente. Quando sono sul palco e sento l’adrenalina uscire dalla musica, divento una persona diversa, in un certo senso perdo il controllo. Non riesco a fermarmi e mi serve un minuto per tornare alla persona che ero prima. È un modo molto carino per buttar fuori lo schifo che ho in testa, la frustrazione che vuole uscire fuori ed urlare, è una bella sensazione per me!

Max – Per quel che mi riguarda, quando compongono i testi dei brani baso tutto su molte emozioni, come la rabbia, l’amore… il mio amore si basa sull’amore stesso! È piuttosto interessante vedere come funzionano questi sentimenti, così come la mente.

Joe – È un fondamento molto basilare, a dire la verità, da lì nascono tutti i brani. E’ l’emozione primaria che esce fuori.

Visto quello che ci avete appena detto in merito alla mente umana, vi considerate più uomini che amano pensare in positivo o in negativo?

Joe – Nella mia vita ho sempre pensato in positivo in merito ad un paio di cose e credo sia per questo che una parte del mio cervello soffoca determinate questioni e posso elaborarle nelle mie esibizioni dal vivo. Forse funziona così, non ne ho idea, ma cerco di aprire la mia mente a questo tipo di esperienze che ho affrontato anni e anni fa. Credo che chiunque possegga un lato buono e uno cattivo, ma dipende anche da quale lato viene alimentato maggiormente quando sei giovane. Penso anche che se tu hai affrontato tanta schifezza nella vita e sei diventato una persona crudele, se, invece, sei sempre stato circondato da persone carine, diventi una persona gradevole. Credo anche che il cuore e l’istinto basilare sia una sopravvivenza dei più forti è sempre lì per tutti quanti e non appena si manifesta, lo schifo è distrutto! È una idea fica, mi sembra piuttosto interessante.

Parliamo, invece, del vostro rapporto con i fan, che sia dal vivo, quindi faccia a faccia, o in rete. Come è la vostra relazione con loro?

Max – Abbastanza buona, a dire la verità. Cerchiamo di mantenere molto il contatto con loro, che si tratti di porre delle domande o che si chieda una qualsiasi cosa in merito alla nostra attrezzatura, a come la suoniamo e via discorrendo… Anche l’interazione dopo lo show è buona, noi siamo sempre in giro ed è una cosa piuttosto positiva da fare, anziché nascondersi da qualche parte ed aspettare che tutti se ne siano andati via. Abbiamo davvero un’ottima relazione con i nostri fan.

Vi piace più il contatto faccia a faccia, quindi diretto o la comunicazione social?

Max – Entrambe, non mi dispiacciono, anche se a volte è difficile confrontarsi faccia a faccia con le persone, quindi le stesse preferiscono utilizzare Facebook.

Joe – Io sono più per il contatto faccia a faccia, io non ho nemmeno un profilo social, non possiedo un account Facebook, niente del genere, perché credo che vi siano tante stronzate su Facebook! La gente indossa una maschera, non mostrandosi per quello che veramente è, mostrano solo quello che vorrebbero far vedere alle persone, come vorrebbero essere viste. Questo mi disgusta, perché poi le persone si sentono male nel verde che l’erba del vicino è più verde, capisci quello che intendo? Penso che sia una situazione completamente sfasata, dove la gente si blocca autonomamente per evitare il contatto reale e fingere di essere qualcuno che non sono. È piuttosto disgustoso.

È un mondo piuttosto complicato… Tornando a noi, come sta andando il tour con i Death Angel?

Joe – È molto interessante! Sono come noi, ahaha. Scusate… E’ così che è morto Jeff Hannemann. C’è un invasore cattivo (pare che Joe abbia avuto un incontro ravvicinato con qualche insetto, ndr). Usciamo spesso con loro, facciamo festa, beviamo… L’altro ieri abbiamo avuto un giorno di riposo in Svizzera e il bar situato nel posto in cui siamo rimasti ci ha offerto drink gratuiti per tutta la notte…

Max – Abbiamo fatto il barbecue, è stato fantastico, con un’atmosfera così rilassata…

Joe – Tutti quanti nel bus si stanno divertendo, è grandioso!

I Death Angel sono diventati in qualche modo degli amici o preferiscono rimanere isolati, mettersi da parte?

Joe – Noi siamo sempre tutti insieme a mangiare, bere, divertirci… è molto bello! Abbiamo un gran bel feeling con loro.

Questa sera siete qui al Legend Club di Milano, cosa dobbiamo aspettarci dallo show che offrirete stasera?

Joe – Un sacco di violenza e forza, ahahah.

Max – Questo è sicuro!

Grande! Io ho terminato, spero di rivedervi presto in Italia perché sono certo che saremo testimoni di un grandissimo show questa sera!

Joe – Speriamo!

Grazie mille ragazzi!

Max – Grazie a te! È stato un piacere!

Ringraziamo Arianna Govoni per la trascrizione


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